Riflessioni

Viaggiare con i bambini: esperienze e riflessioni

11 Ottobre 2020

Ho appena compiuto 33 anni e mi sono appena resa conto che negli ultimi tre non ho preso voli né fatto viaggi più lunghi di qualche ora di macchina.

Avevo fatto mille piani, come sempre mi capita, ma la vita vera è arrivata a sconvolgerli, con i suoi ritmi e le sue nuove priorità.

La mia, la nostra priorità da più di due anni si chiama Gabriele, un fagotto allora e un ometto oggi, con i suoi bisogni, il suo carattere e le sue abitudini.

E per non sconvolgere queste abitudini abbiamo fatto delle scelte: abbiamo iniziato a vedere i nostri amici a casa piuttosto che costringerlo e costringerci ad ore interminabili nel ristorante di turno, a mangiare ad orari più normali, a rinunciare a qualche aperitivo di troppo o ad uscite che avrebbero stravolto la routine che con fatica abbiamo costruito.

C’è stato chi ci ha sempre detto che sbagliavamo perché un bambino deve seguire i propri genitori ed abituarsi a tutto e chi invece come noi ha pensato fosse giusto considerare le esigenze del piccolo e andare incontro a cambiamenti e aggiustamenti di sorta.

Perché racconto tutto questo? Perché credo che troppo spesso i social e i racconti online offrano una visione distorta della realtà, mostrando famiglie perfette che senza difficoltà si muovono con disinvoltura tra impegni, viaggi e fusi orari.

Non dico che questo non sia possibile, ma dico che non è per tutti.

Lo avevo già scritto qua lo scorso anno, e torno a dirlo a gran voce perché so che molte mamme, molti papà, molte famiglie, vedendo certe immagini, ascoltando e leggendo determinati racconti in giro per il web, possono demoralizzarsi e sentirsi incapaci. E lo dico con cognizione di causa perché anche io mi sono sentita così.

Quando la realtà dei fatti ha iniziato a cozzare con le mie aspettative e con tutto quello che vedevo online mi sono sentita da meno, ho pensato di non essere all’altezza.

Quando vedevo mamme truccate, pettinate, vestite perfettamente, con una mini borsa al seguito e un bambino sempre sorridente non potevo non fare il confronto con me stessa che per quaranta giorni ho vissuto con Gabriele praticamente attaccato al mio seno, facendo fatica anche a trovare il tempo per fare una doccia come si deve. Con me che per fare 15 chilometri e arrivare al nostro amato lago di Vico, preparavo due borse, dimenticando sempre qualcosa tra cambio, pannolini, biberon e altri mille accessori. Con lui che la sera, da due anni, si addormenta solo in casa, nel suo nido sicuro. Con lui che da due anni, quando ha fame o sonno non c’è scusa che tenga e allora o lo prendi in tempo o sono urla e pianti, i suoi e a volte, lo ammetto, anche i miei.

In questi due anni quando vedevo le mamme di Instagram volare verso nuove mete a poche settimane dal parto, quando vedevo le mamme freelance come me, lavorare con il bambino al loro fianco mentre io non riuscivo a mettere insieme i pezzi di una me che non c’era più per fare spazio a quella che stavo diventando, mi sono sentita una mamma meno capace.

Ma poi ho pensato anche che quello che si vede online, e il mio lavoro me lo insegna ogni giorno, non è solo che una piccola porzione della realtà (e questo vale per la maternità, per l’allattamento, per il lavoro, per la gestione della casa e ogni altro aspetto edulcorato che si vede online).

E ho pensato anche che ogni famiglia, ogni storia è diversa, che ogni bambino ha il suo carattere, il suo temperamento e che magari io, noi, avevamo solo fatto una scelta diversa, la migliore per noi. Quella di assecondare i ritmi di nostro figlio, di non forzare la mano, di accettare la sua vivacità, la sua curiosità, di assecondarlo, perché la sua serenità viene prima di qualunque altra cosa e perché per esempio, organizzare uno dei nostri amati on the road quando con lui era un problema anche solo entrare in auto e arrivare al paese vicino in macchina, non ci avrebbe regalato un’esperienza memorabile ma solo inutile, dannoso, stress.

Non per questo siamo rimasti fermi: abbiamo riscoperto piccoli borghi dietro casa, respirato il mare fuori stagione, vissuto a pieno la nostra campagna.

Lo scorso anno, ci siamo regalati un weekend tra il verde e l’azzurro dell’Argentario, al sud della Toscana e tre giorni a spasso tra Spoleto, Assisi e Cortona, per il nostro amato festival di fotografia. Quest’anno invece, abbiamo scelto di restare nella nostra regione, il Lazio e di scoprire una zona che non conoscevamo, tra le vette selvagge del Terminillo e i laghi del Salto e del Turano.

E anche qui, abbiamo rinunciato a tante tappe in programma, perché Gabriele si era addormentato durante uno spostamento e non ci andava di svegliarlo, oppure perché abbiamo trovato un parco giochi davvero speciale, o un angolo di bosco che non potevamo non esplorare, e in un attimo, per tutti e tre è diventato molto più importante dell’ennesimo scorcio da fotografare.

Tutto questo ci pesa? A volte forse un po’ si. Siamo due viaggiatori, due fotografi: ci mancano le sveglie all’alba per fotografare la Val d’Orcia o le notti a cercare il cielo più bello del Trentino. Ci mancano le scarpinate tra i parchi del Canada e i tour de force per scoprire quanto più possibile della natura unica di Lanzarote.

Ma in fondo sappiamo che tutto questo lo abbiamo vissuto e, molto probabilmente, un giorno torneremo a viverlo. Così come sappiamo che in questo momento il viaggio come lo abbiamo sempre inteso non è una nostra priorità (ed ora con la situazione Covid a maggior ragione).

Abbiamo cambiato prospettiva e occhi. Oggi, basta davvero qualche ora libera da trascorrere insieme, un posto speciale a pochi passi da casa e un cellulare per rubare qualche scatto al volo tra una corsa sul prato e una gara di macchinine.

Alla fine di questa lunga riflessione torno a pormi una domanda che da tanto mi ronza in testa.

Ha ancora senso curare questo spazio, gestire un blog di viaggi, ora che di viaggi non ne abbiamo fatti e non ne abbiamo in programma?

Per l’ennesima volta mi trovo a rispondermi di sì; questo spazio esiste da prima che io e Luca ci incontrassimo, anzi, ad esser precisi, è proprio grazie ad esso se lo abbiamo fatto. E da allora si è evoluto, proprio come noi.

E continuerà a farlo, diventando uno spazio in cui appuntare, proprio come su uno dei miei adorati taccuini, ciò che accade da queste parti, tra viaggi fatti e ancora non raccontati, esperienze da genitori, freelance, innamorati della natura, della terra, del mondo, che in ogni angolo è capace di regalarci attimi e angoli memorabili da raccontare e condividere con te, se ancora lo vorrai 🙂

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1 Comment

  • Reply Elena 20 Ottobre 2020 at 10:17

    Semplicemente meraviglioso <3

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