Riflessioni

Un viaggio da raccontare, tra Africa, India e Australia

16 Febbraio 2015

Ci sono dei viaggi che puoi solo immaginare. O forse nemmeno quello. Dei viaggi difficili, che nessuno vorrebbe fare.

Stipati in vagoni affollati e traballanti e poi su navi lente e maleodoranti, verso una destinazione sconosciuta, lontano da casa, lontano da tutti.

Ci sono persone che questi viaggi hanno la fortuna di poterli raccontare, perché un viaggio, quello più bello e agognato, alla fine li ha riportati al sicuro, a casa loro.

Uno di questi è mio nonno.

Un uomo che amo follemente. Per la forza e le lezioni che mi lascia ogni giorno. Per i racconti che mi ha trasmesso e che sto cercando di mettere nero su bianco, non tanto per farne un libro da dare alle stampe, (cosa che potrei fare anche facilmente, dato che ho una casa editrice) ma perché voglio che nemmeno un frammento, un istante di quanto da me ascoltato e da lui vissuto vada perso.

Perché ci sono viaggi che vanno ricordati, anche se fa male. A chi li racconta, a chi non vuole ascoltarli.

Io invece ho sempre insistito per conoscerne ogni dettaglio. E questa mia determinazione comincia ad esser ripagata perché alle emozioni, alle parole del protagonista ora posso affiancare nomi e date certe: quelle dei fogli ufficiali, rintracciati grazie all’aiuto di un italiano che da anni vive in Australia.

Documento1

Quei fogli raccontano di un prigioniero di guerra, dei suoi vent’anni, del suo ricovero in ospedale lungo due mesi, dei suoi trasferimenti.

Raccontano che arrivava dall’Africa, dove era stato mandato a svolgere il servizio militare e dove è stato sorpreso dall’inizio della seconda guerra mondiale. Raccontano del trasferimento da Bardia a Bangalore, in India, ma soprattutto dell’arrivo al campo militare di Cowra e il successivo affidamento ad una famiglia di Kyogle come “farmer”.

Documento3

Gli anni indiani, i più dolorosi, quelli fatti di stenti, morti continue davanti agli occhi, paure e filo spinato, sono i più difficili da ricordare e da ricostruire.

Quelli australiani invece sono un ricordo più piacevole, se così si può dire, perché dopo tanta sofferenza, in un Paese sconosciuto, circondato da strani animali “che abbracciano alberi” e “portano in tasca i propri cuccioli”, mio nonno ha trovato una famiglia accogliente e corretta. Lì ha lavorato la terra, allevato bovini, imparato l’inglese e fatto sua l’abitudine di bere tè ad ogni ora del giorno.

Documento2

E da quell’Australia su una nave che ora scopriamo chiamarsi Alcantara lui ha avuto la fortuna di tornare, di riabbracciare i suoi cari, conoscere mia nonna e dar vita alla sua famiglia.

Ora ha 95 anni, guida la macchina, il trattore e nelle belle giornate è il primo ad esser pronto a scoprire qualche borgo in Toscana o in Umbria o un nuovo ristorantino in riva al mare.

Ma nelle giornate come queste, quando il cielo è grigio e siamo in cucina a bere del tè, gli torna in mente quella terra, come se ci fosse un cerchio da chiudere, una fine da scrivere in questo lungo viaggio.

Ecco perché continuo ad ascoltarlo, ecco perché continuo a cercare contatti, documenti e testimonianze. Perché questo viaggio merita di essere raccontato, magari ripercorrendolo. 

 

 

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6 Comments

  • Reply Antonella 16 Febbraio 2015 at 18:03

    Mio nonno fu prigioniero in Grecia, a Salonicco, durante la II Guerra Mondiale. Fortunatamente, riuscì a fuggire, attraversando l’Europa a piedi per ritornare dopo anni a casa (in provincia di Napoli). Non ha mai voluto raccontare molto, ma io ho sempre avuto il desiderio di saperne di più. Magari è il momento buono per iniziare a fare qualche ricerca!:)

    • Reply Viaggi del taccuino | Erikamelie 16 Febbraio 2015 at 18:12

      Che storie! In questi anni di ricerca ne ho incontrate tantissime. Ed ogni volta il dolore si rinnova, così come la voglia di ricostruire… di ricordare. Capisco chi non ha voglia di raccontare, ma tentar non nuoce. Buona ricerca 🙂

  • Reply Valentina 16 Febbraio 2015 at 21:05

    Che meraviglia questi racconti! Sentiti poi dalla viva voce dei nonni. Io adoro sentire mia nonna che mi racconta le sue storie ai tempi della guerra. Sono sempre super interessanti.

    • Reply Viaggi del taccuino | Erikamelie 18 Febbraio 2015 at 13:47

      Ciao Valentina! Assolutamente vero… io mi incanto a sentire i loro racconti, le loro storie, le loro pause, le loro emozioni. Troppo bello! Siamo molto fortunate 🙂

  • Reply Elisa 17 Febbraio 2015 at 21:27

    che bello Erika <3 mi sono commossa…
    Mi piacerebbe avere ancora i nonni per potermi far raccontare la loro storia! Anche mio nonno era stato prigioniero…
    Ti stimo un sacco per questa storia che stai ricostruendo! Complimenti veramente!!
    E un caro saluto al nonno!!!

    • Reply Viaggi del taccuino | Erikamelie 18 Febbraio 2015 at 13:49

      Eli, grazie mille! <3
      Avere ancora con me i miei nonni è una delle più grandi fortune! Me ne rendo conto e per questo ci passo molto tempo, perché voglio conoscere i loro preziosi bagagli di vita…
      Nonno ringrazia e ti saluta. Ti abbraccio!

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